Mario Cucinella

Architetto di fama internazionale alla guida dello Studio Mario Cucinella Architects (MCA) ha condotto un lavoro trasformazionale nell’architettura civile, commerciale, dell’educazione e sanitaria e nell’urban design, in Italia ma anche in Algeria, Cina, Ghana, Palestina e in tutto il mondo.

Vincitore di numerose competizioni, tra i riconoscimenti più recenti vanta la Honorary Fellowship dell’American Institute of Architects (2017) e la presigiosa International Fellowship del Royal Institute of British Architects (2016). Nel 2018 Mario Cucinella è anche curatore del Padiglione Italia alla 16esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

Con l’intenzione di avere un forte impatto e fornire la necessaria guida ai “leader di domani”, nel 2015 Cucinella ha fondato SOS School of Sustainability, un programma multidisciplinare post-laurea con sede a Bologna. SOS è pensato come un’esperienza integrata di insegnamento, pratica e ricerca che mira alla costruzione di una vera e propria cultura sui metodi della sostenibilità, da raggiungersi attraverso il dialogo e la condivisione di una comune visione per il futuro.

Anche l’assistenza è parte integrante della vita e del lavoro di Cucinella. Nel 2012 ha fondato Building Green Futures (BGF), un’organizzazione no-profit che promuove lo sviluppo sostenibile attraverso l’architettura e la rigenerazione urbana. La missione di BGF è creare un ambiente costruito che sia in grado di incorporare tecnologie pulite e conoscenze locali per migliorare le condizioni di vita e l’accesso alle risorse disponibili nei Paesi in via di sviluppo.

La poetica e la mission di Mario Cucinella è ben espressa in questa sua nota:

« Immaginare edifici sostenibili significa entrare nell’intima relazione tra il clima e il concetto di luogo. Dobbiamo immaginare edifici che hanno una quantità minima di tecnologie visibili e, invece, un’efficienza massima nella forma, con i materiali che cambiano per diventare una parte attiva del risultato finale e di una nuova economia circolare. Questo processo mi sembra un passo più vicino alla complessità della natura piuttosto che all’artificialità meccanica, permettendo agli edifici di possedere un alto grado di empatia, un’empatia creativa. »